Fra mezz'ora saremo affondati

Il mare è posto multiplo.

Capace di vestirsi, è il mare dalle tante facce. Sfumature viscose, nelle onde dure a settentrione. All’orizzonte si gusta l’avventura, il salto lontano porta oltre… la miseria - il sogno di sconfiggerla.

Fatto di sale segna, corrodendoli, i visi dei marinai - maschere di legno coraggiose, e maschere di gesso mostruose che li seguono -  Chi sono? 

Io e loro. Cosa fanno e cosa farò. Non starò fermo, questo è sicuro. 

L’onda infingarda va cavalcata.

GV

"E poi, tre hurrà per Nantucket, e venga la lancia sfondata e un corpo sfondato, quando vogliono, poichè, di sfondarmi l’anima, nemmeno Giove è capace!" (Moby Dick)

MO

Perché si fa naufragio? E quando si fa naufragio, (perché prima o poi lo si fa tutti) si affoga? Si impara a nuotare? Anche sott’acqua? Si scopre di saper respirare anche sul fondo del mare?

(A proposito: ma perché uno si è “messo in mare” proprio lì, proprio quel giorno, proprio con quelle persone?)

Si cambia abito e si cambia ruolo, funzione. La ciurma è quantomeno strana: ci sono solo donne, che in un’epoca non definita ma passata in mare non dovrebbero esserci, ci son vari “scugnizzi” più o meno impazziti, c’è un medico di bordo che vuol decidere la rotta - e viene ascoltato, c’è un navigatore senza carte nautiche perché in fondo anche Cristoforo Colombo tirava a indovinare, c’è una “capitanessa” donna - sembra Edith Piaf dipinta da Vinicio Capossela, c’è un capitano pazzo col colbacco, ci son strane presenze femminili con la faccia bianca… Neruda poeta e scrittore parla in scena del suo mare, vissuto immaginato creato. I personaggi di Hugo sono su una nave in tempesta, affondano - anzi, si affondano: è il loro “peso” a portarli di sotto. Un canto popolare di un disperato. Un pezzo di Petit, funambolica speranza forse... Si inizia con Mallarmè, “Un colpo di dadi mai abolirà il caso”, si finisce con Marquez: “...ci sono tante cose da fare nel mondo invece di restare a fare la fame in questo paese.”

Ma per uno che se ne va deciso un altro resta, forse per continuare a narrare, mentre altri riprendono la vita di prima - però un po’ diversi. 

Ma prima si naufraga “talmente tanto” che si va “tanto” a fondo, e sul fondo si vive, c’è un altro mondo: è acqua che lava, tempesta, fiumi d’acqua, ricordi di altre vite, suggestioni letterarie, è il mare-madre e il mare di Ulisse, è la vita dei pescatori del mondo intero e quella che si passa nei “gommoni della speranza”, è la costa del nord con i faraglioni e il vento forte e quella del sud con le case bianche e il pesce mangiato crudo, è le donne vestite di nero che guardano l’orizzonte. 

E’ il mare dei naufragi. E’ il mare-oceano della vita e del teatro.

ti saluto dai paesi di domani 

che sono visioni di anime contadine 
in volo per il mondo

Fabrizio De André

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